PENG – la prima delle otto forze del Taijiquan, l’anima del movimento.

Prima di muovere qualsiasi passo, dobbiamo capire cosa ci tiene in piedi e cosa rende il Taijiquan un’arte marziale e non una danza vuota. Tutto ciò parte da PENG. Si sente o si legge spesso, che la traduzione di questo termine è “parare”.
Dobbiamo essere più seri, questa è una traduzione che porta un pò fuori strada.
Se pensi a “parare”, immagini uno scudo rigido, un urto, un blocco statico, ma nel Taijiquan non cerchiamo mai lo scontro diretto forza contro forza, giusto? PENG è meglio definibile come espansione o forza elastica. È l’energia madre. Se il Taijiquan fosse un edificio, le tecniche sarebbero le stanze, ma il PENG sarebbe il cemento armato che sostiene i muri. Senza di esso, tutta la struttura crolla.
Come ripeto in palestra, l’esempio pratico è la palla nell’acqua. Per capire cos’è questa forza, dobbiamo guardare alla fisica dei fluidi. I testi classici dicono che PENG è come “l’acqua che sostiene la barca”. Immagina di premere quella palla da spiaggia sott’acqua. Cosa senti? La palla cede leggermente dove la tocchi (non è rigida come un sasso), ma immediatamente senti una pressione che spinge verso l’esterno, in tutte le direzioni e vuole tornare a galla. Quella spinta è costante, elastica e onnipresente. Ecco, il tuo corpo deve diventare quella sfera. Se sei troppo rigido, sei fragile, un urto ti spezza o ti sbalza via.
Se invece sei troppo molle (un errore comune di chi confonde il rilassamento con l’abbandono), collassi e l’avversario ti schiaccia. PENG è l’equilibrio perfetto, una tensione elastica che cede per adattarsi, ma che mantiene sempre la sua struttura interna.
Nella vita quotidiana questa forza non è un concetto mistico, è biomeccanica che usi già senza saperlo. Pensa a quando sei in piedi sul treno o sull’autobus e il mezzo frena bruscamente, se irrigidisci le gambe bloccando le ginocchia, la frenata ti fa cadere come un tronco d’albero. Se ti abbandoni completamente, cadi addosso al vicino, allora cosa fai per restare in piedi? Istintivamente fletti le ginocchia, “arrotondi” la schiena e crei una connessione elastica tra i piedi e il corrimano, assorbendo la frenata deformando la tua struttura senza romperla. Quello è PENG, è stabilità dinamica.
Oppure immagina di aprire un pesante portone di un vecchio palazzo, non spingi con il polso rigido né ti appoggi mollemente, crei un arco con il braccio, connetti il piede a terra e “espandi” tutto il corpo verso la porta. Praticamente usi una struttura sferica per muovere un peso maggiore del tuo.
Nella difesa personale, PENG è la tua assicurazione sulla vita, è il tuo spazio vitale. Quando l’avversario entra nel tuo raggio, non deve trovare il vuoto (dove potrebbe inoltre colpirti) né un muro (su cui può fare leva), deve trovare un “airbag”. Quando alzi le braccia in guardia, immagina di abbracciare una grande sfera che non può essere schiacciata. Se l’avversario spinge o colpisce, tu mantieni quella pienezza. Ruoti, assorbi, ma la struttura non collassa mai verso il tuo petto, il tuo centro. È qui che applichiamo il concetto di “ferro nel cotone”. Fuori sembriamo morbidi e accoglienti come il cotone, ma se l’avversario preme troppo, incontra il ferro, ovvero la struttura d’acciaio allineata che scarica a terra e restituisce la forza. Senza PENG, non puoi eseguire nessun’altra tecnica o forza, non puoi tirare-ruotando (Lu), premere (Ji) o spingere (An) se prima non hai questa qualità espansiva che ti protegge.
In breve,quando pratichi il TaiChi non fare le “mosse”, cerca la pienezza, senti la spinta che parte dai piedi, attraversa le gambe, la schiena e gonfia le braccia. Immagina che ci siano delle piccole sfere sotto le tue ascelle che non devi né schiacciare né far cadere. La tua pelle deve sembrarti leggermente tesa, come se il corpo fosse pieno d’aria. La forza PENG non si vede, si sente. È l’intenzione che diventa materia.
