Il “segreto” dell’efficacia di un gesto marziale è l’essenza.

Nel tempo, abbiamo visto molti praticanti, sia nella nostra palestra che in quelle dell’intera associazione Longzhao di Bologna della quale facciamo parte. Tanti sono arrivati con una fame quasi febbrile di imparare, di accumulare tecniche su tecniche, come se la conoscenza fosse una collezione di oggetti da esporre. Ma la domanda che, come scuola, abbiamo sempre posto a loro dopo qualche tempo, è stata questa: quando tutto il superfluo viene spazzato via dalla paura o dalla sorpresa, cosa ti rimane davvero in mano? La risposta dovrebbe essere ”l’essenza”.
Un errore comune si osserva anche attraverso i social, ed è credere che l’efficacia risieda nella complessità di un movimento. Si studiano forme articolate, leve multiple, sequenze che richiedono una memoria e una coordinazione impeccabili. Sono bellissime da vedere in palestra, su un pavimento liscio e con un compagno collaborativo. Ma la strada non è una palestra. La strada è imprevedibile, sporca, e non premia l’estetica, ma la cruda efficienza. Ecco perché il nostro approccio si è sempre più distillato verso un principio fondamentale: allenare il poco, ma allenarlo molto.
Riprendiamo un concetto cardine esposto in un altro articolo e che per noi è molto importante per qualsiasi pratica marziale: il radicamento. Non è una parola astratta, è una sensazione fisica. Per percepirla, provate questo: mettetevi in una posizione stabile, non necessariamente bassa, ma connessa. Chiedete a un compagno di spingervi leggermente sulla spalla. La reazione istintiva è quella di opporre forza con la spalla e con le braccia. Resisterete per un po’, ma userete solo la forza del tronco. Ora, provate a fare una cosa diversa. Quando venite spinti, invece di pensare a resistere in avanti, pensate a far sprofondare il vostro peso verso il basso, come se i vostri piedi stessero mettendo radici nel terreno. Sentirete che la spinta non vi sbilancia più, ma viene assorbita e scaricata a terra. Avete appena smesso di essere un palo e siete diventati una collina.
Questo è il primo “segreto”. La potenza non nasce nelle braccia, ma germoglia dai piedi. Il corpo diventa un ponte, un canale che trasferisce l’energia dalla terra al pugno. La forza bruta, quella puramente muscolare, è come una diga di cemento: potente ma rigida. Se la pressione è troppa, cede e crolla disastrosamente. La vera potenza marziale, invece, è come un fiume. Non si oppone frontalmente, ma si adatta, aggira l’ostacolo e continua a fluire. La sua forza è inarrestabile perché è fluida e costante. Il vostro corpo deve diventare quel fiume.
E qui arriviamo al gesto. Che sia un pugno diretto, una parata, un calcio o un colpo di palmo, il principio non cambia. Quando la paura stringe lo stomaco e l’adrenalina altera la percezione, non avrete il tempo di scegliere dal vostro vasto arsenale tecnico. Eseguirete l’unica cosa che il vostro corpo conosce a un livello istintivo. Se avete passato anni a perfezionare un singolo pugno, sentendo la connessione con la terra, mantenendo la struttura allineata e lasciando che l’energia fluisca senza intoppi, quel singolo pugno conterrà tutto il vostro allenamento. Sarà semplice, diretto e potente.
Un errore che vediamo fare anche ad allievi avanzati è irrigidire le spalle e il collo nel momento dell’impatto. È un istinto umano, quello di contrarsi. Ma così facendo, chiudono il rubinetto. L’energia che saliva dai piedi si blocca, si disperde. Il colpo diventa solo un gesto di braccia, privo della massa e della struttura dell’intero corpo. Il segreto è rilasciare, permettere a quell’onda di forza di viaggiare senza ostacoli. Questo non si impara leggendo un libro, ma sentendolo migliaia di volte, fino a quando il movimento diventa onesto, privo di tensioni inutili.
Perciò, ci sentiamo di dire, smettete di collezionare tecniche. Sceglietene poche, quelle più dirette e istintive. E poi scavate a fondo. Lavorate sulla vostra radice, sulla vostra connessione con il suolo. Lavorate sulla fluidità del vostro corpo, affinché diventi un canale perfetto. L’obiettivo non è imparare mille gesti, ma comprendere un singolo gesto in mille modi diversi, sentirlo in ogni fibra del vostro essere, perché nella realtà, non vince chi sa di più, ma chi è di più. E la vostra efficacia sarà l’eco silenziosa della profondità della vostra pratica e se desiderate capire qualcosa in più, venite a provare in palestra.
