Il TaiChi e le Donne

Ho visto molte persone cercare nel Taijiquan un terreno di coltura per la propria stabilità, ma ciò che le donne vi trovano è spesso qualcosa di molto più potente, una corazza invisibile fatta di consapevolezza. Non è una disciplina per chi vuole fuggire dal mondo, ma per chi vuole abitarlo con una postura diversa.
Il cuore pulsante della nostra pratica risiede nel concetto di “vincere cedendo”.
In una società, e soprattutto in ambienti lavorativi, spesso dominati da una forza muscolare o da un’aggressività verbale tipicamente maschile, la donna viene spronata a rispondere colpo su colpo. Ma il TaiChi, più propriamente chiamato Taijiquan, insegna che opporre forza alla forza è un investimento a perdere.
Immagina di ricevere una spinta, se resti rigida, cadi, se ti sposti e accompagni quella mano, è chi ti ha spinto a perdere l’equilibrio. Questa è la cedevolezza attiva.
Quando una donna padroneggia i quattro pilastri fondamentali del Taijiquan come: Peng (l’espansione), Lu (il deviare), Ji (la pressione) e An (lo spingere), non sta solo imparando a gestire un avversario in palestra, ma sta imparando a gestire un capo autoritario, un cliente difficile o lo stress di una gestione familiare complessa. Usare l’energia dell’interlocutore a proprio favore significa non farsi prosciugare dal conflitto, ma usarlo come leva per ristabilire l’ordine.
La percezione del “sé” corporeo cambia drasticamente con il radicamento. Molte donne in effetti, soffrono di uno stress che le porta a vivere “nella testa”, scollegate dal resto del corpo. La pratica quotidiana abbassa il baricentro, letteralmente e metaforicamente. Studi sulla propriocezione confermano che chi percepisce meglio il proprio corpo nello spazio sviluppa una maggiore autostima.
L’ansia fiorisce dove c’è instabilità.
Il Taijiquan, al contrario, ti ancora al suolo.
Una donna che sa di avere piedi solidi non teme le tempeste emotive, perché ha imparato a respirare attraverso di esse, trasformando la vittimizzazione in un protagonismo silenzioso ma inamovibile.
In tutto ciò, esiste una difesa personale “mite” che precede ogni contatto fisico, ed è la capacità di occupare lo spazio. Le testimonianze di molte praticanti parlano di come la postura acquisita nel Taijiquan scoraggi le aggressioni alla radice. Un predatore cerca una preda che comunica fragilità, mentre una donna centrata, con le spalle aperte e lo sguardo consapevole, trasmette una “presenza” che funge da barriera naturale, consacrando la certezza di non essere un bersaglio facile.
Oggi vediamo quest’arte marziale millenaria entrare con forza nelle aziende, nei circoli e nei collettivi femminili. Esistono progetti, ad esempio nelle aziende, dove le dipendenti imparano a gestire il multitasking non con l’affanno, ma con la fluidità dell’acqua che aggira gli ostacoli senza fermarsi. In tutto il mondo sono nate associazioni per il supporto post-traumatico o per l’emancipazione femminile che usano la pratica come strumento di coesione sociale, muoversi insieme crea un ritmo comune che valorizza le competenze del singolo all’interno del gruppo.
Se senti che il mondo ti sta spingendo troppo forte, non cercare di resistere con la forza bruta. Impara a fluire, a radicarti e a vincere con la grazia di chi sa che la vera potenza non urla mai.
Vieni a scoprire come la tua forza possa nascere dalla tua calma.
Ti aspetto alla Baiyuan di Faenza per una prova gratuita.
Facciamo in modo che la tua prossima battaglia non sia contro gli altri, ma per il tuo equilibrio.
